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Alimentazione del cane e del gatto: come mantenere sano il tuo amico

SERATE A TEMA 2017

6 Aprile 2017: “Alimentazione del cane e del gatto: come mantenere sano il tuo amico”, a cura Nutrizionista Prolife

 

Durante la serata di giovedì 6 aprile si è parlato di un tema molto particolare, estremamente a cuore di chiunque abbia un animale domestico: la sua salute alimentare. Relatore della serata è stato infatti un nutrizionista specializzato del team Prolife, linea di alimenti per animali nata dalle più aggiornate conoscenze scientifiche sul tema della nutrizione e della fisiologia animale, unite alla passione di un gruppo di formulisti e veterinari specializzati. In particolare l’esperto, durante la serata “Alimentazione del cane e del gatto: come mantenere sano il tuo amico”, si è soffermato su uno specifico problema che si presenta tra gli animali: l’intolleranza ad una proteina contenuta nella sua alimentazione.

In primo luogo, per affrontare con cognizione di causa il problema, è fondamentale capire la differenza tra allergia e intolleranza alimentare negli animali. La prima è infatti una manifestazione estremamente violenta e immediata del sistema immunitario animale che solitamente si mostra sotto forma di vomito. Bisogna però tenere ben presente che questo problema è molto raro tra gli animali. Più frequente è invece tra gli amici a quattro zampe un’intolleranza, ovvero una manifestazione non immediata e meno violenta che può scatenarsi prevalentemente sotto forma di dermatite, anticipata da forfora e perdita di pelo, o di diarrea, anche a distanza di mesi dal consumo del cibo “colpevole”. Proprio per la sua maggiore frequenza tra gli animali, l’esperto Prolife si è soffermato sul problema dell’intolleranza: cos’è esattamente, perché si manifesta e cosa la scatena?

Cos’è e come gestire un’intolleranza alimentare negli animali

Bisogna primariamente rendersi conto che ancora, malgrado i grandi passi avanti in materia, non si capisce cosa scateni un’intolleranza negli animali. Sappiamo però bene che essa è strettamente collegata con le proteine. Un’intolleranza infatti si scatena solo ed esclusivamente in presenza di una proteina (che può essere quella del pollo, del manzo, dell’agnello, etc) che viene vista come pericolosa, come se fosse un virus o un batterio, dal sistema immunitario il quale le si scatena contro. Per il momento gli esperti non hanno compreso la motivazione di questo “scatenarsi” del sistema immunitario e quindi l’unico modo per gestire in modo favorevole per l’animale l’intolleranza è eliminare definitivamente quella proteina.

Come capire però di quale proteina si tratta? Secondo le statistiche presentate dall’esperto durante la serata si parla in generale di un 36% per la proteina del manzo, un 28% ai latticini, un 15% al frumento, un 10% le uova, un 9,6% a quella del pollo e un 6,6% a quella di agnello. Queste però sono cifre indicative e per facilitare il riconoscimento, l’esperto Prolife ha ricordato che è importante quando si ha un animale domestico dargli sempre lo stesso tipo di alimento per il suo pasto. Ciò significa che se si inizia con un mangime a base di pollo bisogna continuare con questo senza mai modificarlo o alternarlo con altri. In caso di insorgenza di una intolleranza sarà semplice capire che la proteina alla base dello scatenarsi del sistema immunitario sia quella del suo pasto. Esistono dei test per riconoscere le intolleranze negli animali ma non sono per il momento molto affidabili, presentando spesso dei falsi positivi. “L’unico metodo efficace per scoprire la proteina ‘colpevole’ è una dieta ad esclusione o inclusione” ha spiegato l’esperto.

Una volta compreso quale sia la proteina che scatena l’intolleranza alimentare è fondamentale escluderla completamente dalla dieta del proprio animale. Essa infatti non è dose dipendente: basta una minima quantità di quella proteina per scatenare nuovamente l’intolleranza. “Una volta eliminata la proteina colpevole, il processo sarà lungo e complesso: il tempo per eliminare definitivamente gli effetti dell’intolleranza è infatti molto dilatato e basta anche una sola dose di quella proteina per essere costretti a ricominciare da capo” ha sottolineato l’esperto. Un primo sollievo temporaneo potrà essere dato all’animale con una cura di cortisone ma poi sarà il processo di esclusione della proteina a farlo tornare completamente in salute.

Un altro aspetto importante da capire è che non è possibile prevedere né tanto meno prevenire un’intolleranza alimentare negli animali. Non è una questione di dosaggio o di consumo e per questo motivo l’unica indicazione rimane quella di nutrire il proprio animale fin da subito con alimenti monoproteici e monocarboidrati in modo tale che, in caso di insorgenza dell’intolleranza, sia più facile applicare una dieta ad esclusione.“Certo è che alcune razze sono molto più sensibili di altre: il bulldog inglese e il boxer ad esempio sono molto predisposti a questo tipo di problemi” ha sottolineato l’esperto; “E’ molto meno probabile che diventi intollerante un meticcio”.

E’ fondamentale quindi capire in quest’ottica che gli animali non hanno problemi a mangiare sempre lo stesso tipo di alimento, “non si annoiano” come gli esseri umani. In natura accade questo e loro si adattano a ciò che il padrone propone loro da mangiare. Fondamentale è però che l’alimento proposto sia “completo”, ovvero pensato per soddisfare tutte le esigenze nutrizionali dell’animale. Solo saltuariamente sarà concesso di dare loro un alimento “complementare”, uno snack, che va invece integrato con un alimento completo.

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