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ALLA RICERCA DEI FRUTTI PERDUTI – IL GIUGGIOLO

Alla ricerca dei frutti perduti.

Alle origini del giardino italiano c’è il frutteto che insieme all’orto costituiva la struttura produttiva e decorativa dello spazio intorno alla casa. Con le forme imperfette, i colori e i profumi dei suoi frutti e testimone prezioso di Etno-botanica, storia del territorio e recupero della varietà dei sapori. I frutti antichi sono testimoni della biodiversità alimentare: mele righette, carlona, piatlin, sorbo, melograno, giaggiolo, insieme a tante altre dai nomi canterini, hanno vivacizzato gesti e tendenze alimentari per epoche intere, con sapori, profumi e forme ai quali abbiamo disabituato gli occhi e il palato. I frutti antichi sono quindi un patrimonio che non possiamo permetterci di far scomparire, inoltre allietano e arricchiscono i nostri giardini.

 

La giuggiola

GiuggioleIl nome di questo frutto viene dal greco Zizyphon, Che significa muoversi a zig-zag. Infatti i rami dell’albero hanno un curioso andamento spezzato, crescono piegandosi ad angolo. Ma non sono Il solo carattere di riconoscimento: sui rami sottili delle piccole, bellissime foglie lucenti e dai minuscoli fiori gialli a bottoncino, si protendono lunghi e grossi aculei, come a voler tenere lontani uccelli e malintenzionati. La pianta è stata nel tempo trascurata in quanto i frutti ritenuti un po’ troppo semplici e rustici. Proprio qui sta il loro fascino, derivante da un sapore indefinibile, che riassume la spontaneità della campagna. La giuggiola si apprezza nel tempo assaporando un frutto dopo l’altro.
Il frutto si presenta lucido, sodo ovale come un’oliva, di colore che vira dal verde al rossastro quando è immaturo, e poi si fa più scuro e rugginoso. La polpa è un po’ farinosa e compatta. Il sapore è leggermente acidulo. Sul finire dell’inverno il frutto, un po’ avvizzito, e al suo meglio, più zuccherino, succoso e ricco di gusto.
Una volta il Giuggiolo veniva piantato a guardia delle case contadine, al riparo di un muro soleggiato che lo avrebbe protetto dai venti più rigidi ed impetuosi. La pianta, che appartiene alle ramacee, viene dall’oriente ed importata dagli antichi greci.
Sensibile al freddo sta bene in un clima mediterraneo, in collina ma non disdegna la pianura.
L’albero, che raggiunge i 4-5 m di altezza, è molto elegante, cresce lentamente perché fruttifica ogni anno da gemme nuove. Non teme alcun parassita e non teme più di tanto neppure il gelo. Come il corniolo, il sorbo e altre specie spontanee è presente in molte varietà, alcune dal frutto allungato, altre più tondeggiante. Pregevole è il Giuggiolo meliforme che dà frutti grossi, polposi e poco aciduli.
Il giuggiolo è un albero rustico, che può essere collocato anche in ambienti caratterizzati da condizioni climatiche estreme, con un clima asciutto e caldo.
Nella maggior parte dei casi, le piante da frutto sono in grado di passare anche dei periodi di tempo prolungati senza ricevere acqua, lottando contro la siccità.
Gli alberi posti a dimora da diversi anni non hanno bisogno di ricevere abbondanti annaffiature, mentre le piantine più giovani possono richiedere annaffiature sporadiche nel corso della stagione estiva.
La pianta del giuggiolo è in grado di svilupparsi molto bene su ogni tipologia di terreno, compresi quelli sassosi e quelli aridi, anche se è meglio porli a dimora in un’ottima terra da giardino, che deve essere mescolata con abbondante stallatico, scegliendo un substrato che sia ovviamente piuttosto permeabile. Non dobbiamo dimenticare come queste piante da frutto sono in grado di svilupparsi alla perfezione anche sui terreni asciutti e poveri, nonostante un substrato fertile sia in grado di garantire certamente una migliore produzione dei frutti..

Frutta3Varietà :

In Italia non esistono cultivar selezionate, ma solamente dei tipi indicati genericamente:
-a frutto lungo;
-a frutto tondo.
Entrambe sono dotati di buone caratteristiche organolettiche e di buona produttività.

Curiosità:

Sembra che il brodo di giuggiole sia nato sul lago di Garda, nel Serraglio, la residenza estiva di corte dei Gonzaga. Si consumava per accompagnare torte e biscotti secchi, oppure per il suo gusto particolare veniva centellinato come un liquore. La ricetta è semplice: si fanno bollire giuggiole secche, mele cotogne, scorze di limone uva con acque zucchero, a cui si unisce il vino rosso.

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